il bracciale della sorellanza ®
Era il 1993, vivevo in un paese sulle Ande a 3000 metri di altitudine in Ecuador da circa due mesi, quando iniziai a lavorare nella Pizzeria Siciliana, gestita da Aida, una donna meticcia che aveva imparato a preparare la pizza da un libro di cucina italiana, senza mai averla assaggiata altrove. Devo ammettere però, che la sua pizza era davvero deliziosa. La mia collega di lavoro era Alicia, una ragazzina di 12 anni, bella come il sole, con il viso punteggiato di lentiggini che creavano un contrasto divertente sulla sua pelle scura. Come tutte le donne indigene di Otavalo, portava i capelli lunghi fino alla vita, neri e lucidi con riflessi blu, raccolti in una coda di cavallo e coperti da una fascia colorata. Io e Alicia diventammo subito amiche.
Mi incantava osservare il suo modo di lavorare e ascoltare le storie che condivideva con me. Era una ragazza abile, veloce e, a modo suo, saggia. Ero affascinata da lei e da tutte le donne di quella comunità indigena, anche se appariva quasi impossibile instaurare una relazione autentica. Riflettevo spesso su come una donna in quei luoghi maturasse in modo diverso e molto più velocemente rispetto a noi europee. Un giorno, dopo il lavoro, ci incamminammo senza meta verso le campagne alla fine del paese. Si unì a noi un’altra donna e, chiacchierando, passeggiammo insieme. La nostra andatura era decisamente diversa: io con il mio solito passo svelto, influenzato dal ritmo frenetico della vita nordica, mentre Alicia e Marcela camminavano serenamente, strisciando un poco i piedi. Mi ritrovavo continuamente qualche metro più avanti e fermandomi ad aspettarle, pensavo: “Mamma mia, che lente! Non arriveremo mai!”
Alicia, sorridendo, mi guardò e disse: “Katja, dov’è che devi andare?”. In quell’istante, il mondo si fermò. Dove stavo correndo? Perché non riuscivo a passeggiare lentamente e godermi il pomeriggio? La dolce presenza delle mie amiche e il meraviglioso paesaggio non erano sufficienti? Non pronunciai più una parola e rimasi in silenzio e in ascolto. Alicia, una ragazzina di 12 anni, senza saperlo, mi aveva donato uno degli insegnamenti più importanti della mia vita, e non sarebbe stato l’unico messaggio che avrei ricevuto da lei.
Dopo circa otto mesi, si avvicinava il momento della partenza. Durante i saluti, Alicia si tolse il bracciale che portava al polso e lo posò sul mio, dicendo: “Katja, ti dono il mio bracciale, simbolo delle donne di Otavalo, perché per me sei l’unica gringa con il cuore da indigena”. Fu un momento carico di significati, gratificazioni e riconoscimenti; ero felice. Le donne otavalegne indossano su entrambi i polsi questo filo di perline rosse come simbolo di protezione.
Indossai il bracciale di Alicia e non lo tolsi per 20 anni. Lo avevo al polso al mio matrimonio, quando sono nati i miei figli e in ogni occasione importante lo guardavo e con il pensiero lo chiamavo. Raramente ero senza o indossavo altro. Perché? Era un oggetto importante, sentivo la sua forza, ma cosa significava realmente per me?
Nel 2005 incontrai “Il Cerchio Sacro delle Donne” con gli insegnamenti di Diane Sea Dancer. Iniziai a riconoscere nel bracciale una prima simbologia, quel filo di perline poteva rappresentare la linea rossa che unisce le Donne alla Madre Terra, il nostro sangue mestruale. Attraverso la Sorellanza e i suoi insegnamenti, il bracciale di Alicia iniziava ad essere qualcosa di più profondo. Così cominciò il mio viaggio di scoperta.
il dolore che trasforma
Nell’ottobre 2012, dopo una relazione durata 20 anni, mi separai. Pensavo di essere pronta, ma mi sbagliavo. Separarsi da chi ti è stato vicino per così tanto tempo, è davvero difficile. Attraversai un periodo buio, persi anche il lavoro e mi ritrovai sola e smarrita. Il bracciale che portavo al polso si ruppe. Fortunatamente accadde in casa, ma nonostante ciò, mi sentii disperata e spaventata, con gli occhi pieni di lacrime e il corpo scosso dai singhiozzi: “Tu non puoi abbandonarmi, tu no!!!”.
Raccogliendo le perline, mi sedetti al tavolo determinata a ricomporlo. Le lacrime scendevano a fiumi mentre iniziavo a infilare le perline ad occhi chiusi, usando solo il tatto. Il pianto si calmò, i singhiozzi si fermarono e una calma meditativa mi avvolse. Dopo un lasso di tempo indefinito, entrai in uno stato di trance. Ogni perlina che toccavo e infilavo si trasformava in una donna e mi catapultavo nel suo mondo. Potevo guardarla negli occhi. Una stava piangendo come me, un’altra si stava sposando, una cucinava davanti alla sua capanna, una scrutava nel vuoto dalla finestra del suo grande ufficio, una ballava, alcune erano giovani, altre anziane. Toccavo una perlina e la mia coscienza viaggiava attraverso paesi, culture e colori diversi di Donne. Continuai così per circa un’ora.
LA COMPRENSIONE DEL CUORE
IL VIAGGIO IN EcUADOR un dono inaspettato
Ero a metà del lavoro quando tornai in me. Con rabbia lasciai il filo e il mio pensiero urlò: “E io? Dove sono io? Cosa mi sta dicendo tutto questo?” Sul tavolo, colpita da un raggio di sole, c’era una luccicante perla d’argento. Eccomi. Ecco dove sono. Infilai la perla d’argento dichiarando: “In mezzo a tutte queste Donne ci sono anche IO!”. Sono il centro, speciale, bella e luminosa. Questa perla rappresenta me; mi ricorda di brillare per me stessa, di darmi l’importanza che merito e di non dimenticare mai chi sono.
Noi donne tendiamo a pensare prima agli altri; ci viene facile donarci, ma difficile amarci. Siamo tutte guidate dai nostri grembi, influenzate dai nostri cicli, che ci rendono percettive anche quando non afferriamo il messaggio. Siamo uniche, ma tutte uguali nel nostro essere e sentire di Donna. Se imparo a riconoscere che questa è forza, che è questo il nostro potere, se comprendo che tutte, nessuna esclusa, siamo guidate dalla nostra essenza, allora capisco il significato della visione che si è intrecciata nel bracciale con tutte le perline rosse.
Ora so di dover essere il centro della mia vita e comprendo che, per farlo al meglio, sostengo e mi lascio sostenere dalle donne vicine e lontane, in un ciclo continuo.
Ho ricevuto, all’età di 25 anni, un prezioso dono da una giovane donna. La vita ha atteso che maturassi e avessi sufficiente esperienza per farmi comprendere come trasformarlo in un simbolo di potere femminile. Questo ha radicalmente cambiato il mio modo di vedere e vivere la vita.
DoMANDE FREQUENTI
Lo puoi indossare solo dopo un percorso di un anno con Katja
Non so chi ha inventato questa cosa, ma assolutamente non è reale.
Puoi portare il bracciale solo se ti viene regalato
Un simbolo è tale dal momento che lo si indossa con intento. Perciò credere nella Sorellanza è un percorso personale. Riceverlo in dono è un bellissimo segno, ma regalarlo a se stesse lo è ancor di più!
Se non siamo più amiche lo devi togliere
Troppe volte accade questo, l’amicizia è altro dalla Sorellanza. Succede che se il bracciale viene regalato da un’amica con la quale si rompe la relazione, si ha il desiderio di toglierlo o farlo togliere, perché assume il significato di quel legame. Ma il bracciale rappresenta il riconoscimento e rispetto verso tutte le donne. Le dinamiche di relazione tra amiche sono qualcosa di delicato e intimo, ma non cancellano il desiderio di Sorellanza.o puoi indossare solo dopo che hai vissuto almeno un festival.








